Elettrosmog: l’inquinamento invisibile

Per elettrosmog si intende l’inquinamento che deriva dalle radiazioni elettromagnetiche provenienti da dispositivi che emanano questo tipo di frequenze.

Considerando il progresso raggiunto in quest’epoca in tale campo, non è un azzardo affermare che siamo effettivamente immersi in un numero altissimo di campi elettromagnetici che possono interagire ciascuno in un certo modo con il nostro corpo.

Fermo restando i progressi raggiunti in campo medico grazie ad apparecchiature elettromagnetiche che hanno facilitato la diagnosi di malattie prima molto difficili da individuare, non si può negare che le apparecchiature elettroniche che quotidianamente utilizziamo rischiano di danneggiare la salute di tutti gli esseri viventi.

Gli effetti delle radiazioni elettromagnetiche non ionizzanti sull’uomo sono stati documentati già durante la Seconda Guerra Mondiale, quando coloro i quali lavoravano al controllo e alla manutenzione dei radar furono colpiti da gravi malattie, tra cui il cancro.

Eppure, nonostante ciò, dopo la guerra l’uso delle radiotecnologie è aumentato, così come lo sviluppo di elettrodomestici e dispositivi di comunicazione basati sulle radiazioni (vedi il forno a microonde e i cellulari, tanto per citarne due).

Sebbene le organizzazioni scientifiche sostengono che non ci siano prove che esista una relazione tra l’insorgenza di determinate patologie con l’esposizione a radiazioni di tipo non ionizzante, è risaputo che queste ultime abbiano l’effetto di riscaldare le cellule.

Andando a studiare il fenomeno, infatti, gli scienziati hanno scoperto che l’organismo reagisce al riscaldamento cellulare indotto dalle radiazioni con uno shock termico delle proteine: il corpo, in pratica, produce un numero considerevole di proteine per riparare le cellule surriscaldate, finendo tuttavia per proteggere anche le cellule cancerogene, rendendole resistenti alle terapie.

Le radiazioni, inoltre, rallentano la produzione da parte dell’ipofisi, dell’ormone stimolante tiroideo.

Gli effetti delle radiazioni elettromagnetiche sembrano essere più o meno gravi a seconda della fascia di età. In pratica, a parità di durata dell’esposizione, l’effetto subito da una persona tra i 30 e i 40 anni è inferiore a quello subito da una persona tra i 20 e i 30 anni. Questo vuol dire che, probabilmente, i bambini assorbono più radiazioni.

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*